Il progetto è stato elaborato su carta, tuttavia la sua realizzazione pratica è in stand-by: quando i proprietari del terreno inizieranno le attività vi faremo sapere!
A questo link (3,5Mb) c’è un estratto del progetto iniziale di messa in permacultura della fattoria come è stato pensato in maniera integrata (casa + terreno) secondo un’ottica di gestione familiare.

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La permacultura è un mondo! Consiglio di leggersi qualcosa sull’argomento a chi è interessato all’economia domestica, a chi pratica agricoltura, a chi ha un allevamento, a chi è un attivista in politica e ambiente, a chi è preoccupato per l’alimentazione, a chi possiede un’aiuola davanti casa o semplicemente un balcone, a chi ha una rete di amici, insomma a chiunque! I testi fondamentali sono stati finalmente tradotti anche in italiano in questi ultimi anni (vedi in fondo all’articolo).
Le tre Etiche
La Permacultura, come ogni cultura che sappia della nostra connessione all’ecosistema, rifiuta o meglio supera ogni idelogia (la si veda questa come una scelta di evitare i pericoli del “Pensiero Unico”). La Natura resta come l’unica ispiratrice.
Dalla considerazione ovvia di dover mantenere l’uomo in equilibrio con la biosfera, nasce la necessità di rispettare le seguenti etiche:
1ª: Cura della Terra. Ricostruire il “capitale naturale”.
2ª: Cura delle Persone. Abbi cura di te, del prossimo e della comunità.
3ª: Condivisione del Surplus. Porre limiti di consumo e riproduzione. Redistribuire l’eccesso condividendolo con gli altri.
I 12 principi (da ore 1 a ore 12). Al centro: le tre Etiche.
Tratto da: permacultureprinciples.com
I 12 principi di progettazione
I principi di progettazione di Permacultura sono “strumenti di una cassetta degli attrezzi” che, se usati bene e insieme, ci consentono di progettare il nostro ambiente esterno ma anche il nostro comportamento in modo da mantenere il nostro percorso sempre all’interno delle tre etiche enunciate sopra. Il risultato in ogni caso dipende molto, data la generalità di questi principi, dalla nostra capacità di vedere le opportunità di miglioramento per ogni caso concreto di progettazione.
I principi sono un invito a vedere con occhi diversi la nostra solita realtà, vedere ad esempio le connessioni là dove abbiamo sempre considerato gli elementi separatamente.
La Permacultura è progettazione.
La progettazione in Permacultura è applicabile ad ogni contesto: si può progettare un terreno, una casa, a secondo che ci troviamo in campagna o in città (nelle figure sotto: due esempi di come “pensare sostenibile” in casa). Permacultura è una cultura, o ancora un atteggiamento rispettoso nei confronti di nostra Madre Natura, in ogni cosa che facciamo.

Esempio di permacultura urbana: erbe aromatiche coltivate nel cortile.

Ridurre rifiuti e le spese: yogurt prodotto in casa.
Questi sono i 12 principi, leggeteveli, sono bellissimi!
1 – Osserva e interagisci
“La bellezza è negli occhi di chi guarda”
Prendendoci il tempo di osservare l’ambiente che ci circonda possiamo trovare soluzioni per una progettazione che si adatta perfettamente alla nostra situazione e alle nostre esigenze.
2 – Cattura e conserva energia
“Fai il pieno finché c’è sole”
Sviluppando sistemi che raccolgono risorse quando esse sono abbondanti, possiamo renderle utilizzabili nel momento del bisogno anche se non sono presenti.
3 – Ottieni un raccolto
“Non si lavora bene a stomaco vuoto“
Assicurati di ricevere premi veramente utili come parte e ricompensa del lavoro che stai facendo.
4 – Accetta l’autoregolazione e il feedback (la revisione del progetto)
“Le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione”
Dobbiamo scoraggiare il protrarsi di società rigide. Gli elementi che le rendono tali sono principalmente le strutture gerarchiche che fanno leva sulle ideologie. Tali strutture rifiutano di cambiare, di scomparire quando obsolete o modificarsi per aggiornarsi ai nuovi bisogni. Una società più giusta è invece una società creata con approccio bottom-up che accetti il feedback continuamente.
5 – Usa e valorizza risorse rinnovabili
“Lasciate che la natura faccia il suo corso”
Facciamo il miglior uso delle abbondanti risorse naturali per ridurre il nostro atteggiamento di consumismo e dipendenza da risorse non rinnovabili.
6 – Produci ZERO rifiuti
“Una cucitura fatta in tempo salva il calzino. Zero spreco, Zero voglie infantili: siamo cresciuti!”
Diamo valore e utilizzando tutte le risorse che sono disponibili, niente va sprecato.
7 – Progetta partendo dai modelli naturali ai dettagli
“La foresta NON è la somma degli alberi”
Facendo un passo indietro e ampliando la prospettiva con lo sguardo, possiamo osservare i modelli della società e della natura. Essi possono formare l’ossatura dei nostri progetti, arricchendoli di dettagli mentre proseguiamo.
8 – integra invece di separare
“Molte mani rendono il lavoro facile”
Mettendo le cose giuste al posto giusto, le relazioni si sviluppano tra di esse e gli elementi lavorano insieme per supportarsi uno con l’altro.
9 – Usa soluzioni piccole e lente
“Più sono in alto, più male fa la caduta”
Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere che sistemi grandi, facendo un migliore uso delle risorse locali e producendo risultati più sostenibili.
10 – Usa e valorizza la diversità
“Non mettere tutte le tue uova nello stesso paniere (facile immaginare che fine faranno)”
La diversità riduce la vulnerabilità verso minacce di varia origine.
11 – Usa e valorizza l’effetto del margine
“Smetti di pensare di essere sulla buona strada solo perché è la strada più battuta”
L’interfaccia tra le cose è laddove i fenomeni più interessanti hanno luogo. Essi sono in generale gli elementi con il maggior valore, diversità e produttività di tutto il sistema.
12 – Reagisci creativamente ai cambiamenti usandoli a tuo vantaggio
“Non vedere soltanto le cose come sono ma immaginale come saranno”
Possiamo avere un impatto positivo su cambiamenti inevitabili tramite l’osservazione attenta e l’intervento giusto al momento giusto.
[Testo tratto da Permacultura, David Holmgren. Troverete principi scritti formalmente in maniera diversa in scuole e Paesi diversi... La Permacultura è molto "evoluzionista" ]
Bibliografia
Permacultura, David Holmgren.
Introduzione alla Permacultura, Bill Mollison e Reny Mia Slay.
Permaculture, a Designers’ Manual, Bill Mollison.
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§ IN AUTO
L’autostrada A3 (la famosa Salerno – Reggio Calabria!) costeggia il perimetro del Parco Nazionale del Cilento e della provincia di Salerno sui lati settentrionale e orientale. La strada statale SS18, che è stata trasformata in superstrada (ha preso il nome di Variante SS18), percorre il Cilento interno da Agropoli fino alla Basilicata passando nei pressi del paese di San Nazario, dove si trova il Giardino.
Da Nord: Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, uscita Battipaglia. Si prosegue sulla Variante SS18, uscita Futani. Proseguite poi con direzione San Mauro la Bruca. Percorsi circa 6 Km è presente l’indicazione per il B&B Il Giardino, svoltare a sinistra per una strada non asfaltata. percorrere 700 mt e siete arrivati, la casa è sulla destra.
Da Sud: Autostrada A3 Reggio Calabria-Salerno uscita Lagonegro Nord. Direzione Sapri-Policastro Bussentino. Da Policastro imboccare la superstrada Variante SS 18, uscita Futani. Proseguite poi con direzione San Mauro la Bruca. Percorsi circa 6 Km è presente l’indicazione per il B&B Il Giardino, svoltare a sinistra per una strada non asfaltata. percorrere 700 mt e siete arrivati, la casa è sulla destra.
§ IN TRENO
La linea Napoli – Reggio Calabria di Trenitalia serve tutta la zona costiera del parco. Stazione di arrivo: Pisciotta-Palinuro. I treni possono essere Intercity o Regionali.
Le tratte che fermano a Pisciotta-Palinuro sono:
- Napoli – Sapri
- Napoli – Paola
- Napoli – Cosenza
- Napoli – Reggio Calabria (se è Intercity non tutti fermano a Pisciotta-Palinuro)
- Salerno – Sapri
§ IN AUTOBUS
Esiste una linea di pullman che copre la zona. Qui trovate il link.
Agli ospiti che non sono automuniti, chiamateci! Offriamo un passaggio da/per la stazione ferroviaria di Pisciotta-Palinuro.
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Il Post che segue è preso prevalentemente dal blog Selvatici e dal sito della Scuola di Agricoltura Sinergica.
Le origini: da Fukuoka alla Permacultura di Holmgren-Mollison
L’agricoltura sinergica è un metodo di coltivazione rivoluzionario elaborato a partire dagli anni ’80 dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip (1938-2003), adattando al clima mediterraneo i principi dell’agricoltura naturale dell’agronomo giapponese Masanobu Fukuoka (1913-2008).
Partendo dall’osservazione di ciò che avviene spontaneamente in natura, Fukuoka estrapolò quattro principi da applicare nella cura della terra e che pongono l’agricoltura in armonia con la natura senza utilizzare tecnologie e senza produrre inquinamento:
1. Non arare – Nessuna lavorazione del suolo poiché la terra si lavora da sola attraverso la penetrazione delle radici, l’attività di microrganismi, lombrichi, insetti e piccoli animali;
2. Non concimare – Nessun concime chimico né composto preparato poiché il suolo lasciato a se stesso conserva ed aumenta la propria fertilità;
3. Non sarchiare – Nessun diserbo poiché le erbe indesiderate non vanno eliminate ma controllate; le radici non vanno eliminate dal terreno;
4. Non usare fertilizzanti né pesticidi – Nessuna dipendenza da prodotti chimici poiché la natura, se lasciata fare, è in equilibrio perfetto.
Il quinto principio, non elencato ma trattato ampiamente nei suoi libri e che egli stesso sperimenta è:
5. Non potare – Ciò è possibile solo coltivando gli alberi dal seme: è sufficiente una sola potatura per non poterne fare più a meno.
Cosa rimane da fare? Beh! Piantare, pacciamare, irrigare, osservare, raccogliere, in ogni caso un carico di lavoro ben diverso. Tali principi diedero il nome a quella che lo stesso autore definì l’agricoltura del Non Fare.
Spostiamoci ora in Australia. Negli anni settanta David Holmgren (a destra) e Bill Mollison (in bianco e nero con Fukuoka) appresero i danni causati dall’agricoltura tradizionale e grazie allo sviluppo di un approccio olistico svilupparono metodi di progettazione coerenti con il principio “vivere senza distruggere”, ovvero cercando di conciliare i bisogni umani con quelli della natura nella costruzione di insediamenti umani sostenibili.
L’agricoltura sinergica di Emilia Hazelip

Emilia scrive in un suo articolo:
L’Agricoltura Sinergica che io pratico si è sviluppata a partire dal lavoro di Fukuoka, microbiologo giapponese precursore della Permacultura, e si tratta di una agricoltura che permette al suolo di mantenersi selvaggio anche essendo coltivato. Quest’agricoltura ha una sua tecnica e non si può definire come del “Non Fare” come il metodo di Fukuoka, giacché mantiene una dinamica selvaggia in un suolo coltivato fertile e sano, il che richiede molto calcolo e organizzazione nel lavoro.
(Apri video in un’altra finestra)
Gli attuali metodi di coltivazione isolano le piante artificialmente in monocolture a filari rigorosamente distribuiti sul terreno. Le incoraggiano artificialmente nello sviluppo, scavando e modificando il terreno naturale, usando fertilizzanti per le specie produttive e diserbanti per tutte le altre ritenute inutili, usando pesticidi contro le più piccole forme di vita animale. Il risultato e’ quello di avere nei supermercati frutta e verdure grandi e colorate, ma povere di micronutrienti, oltre che parzialmente tossiche per la salute umana (veleni occasionalmente non rilevati, o non ancora proibiti, o tollerati in “basse dosi” dalla legge).
L’agricoltura tradizionale crede che se una data quantità di elementi si trova in una pianta coltivata e raccolta, la stessa quantità di elementi dovrebbe essere reintrodotta nel suolo altrimenti quest’ultimo si impoverisce. In sintesi, le piante sono accusate di sottrarre fertilità al suolo.
Ma aggiornati studi microbiologici evidenziano il fatto che le piante crescendo e vivendo creano un suolo più fertile di prima, grazie a residui organici ed attività biochimiche. Alan Smith, un microbiologo australiano, ha dimostrato come arare la terra danneggi i cicli nutritivi del suolo, e lo ha fatto rivelando uno dei cicli più importanti per la vita delle piante e del suolo: il ciclo Ossigeno-Etilene.
Con la rielaborazione operata da Emilia, i principi dell’Agricoltura Sinergica che potremmo infine prenderci la briga di enunciare sono:
1. Non lavorare il suolo (né arare né zappare);
2. Non compattare il suolo;
3. Non aggiungere alcun prodotto eserno (concime, fartilizzante, perticida, erbicida);
4. Piantare insieme almeno tre specie di piante.
L’orto
Gli organismi presenti in un suolo spontaneamente nell’ orto sinergico non sono visti come un pericolo ma come un vantaggio da mantenere nel modo migliore a supporto del massimo sviluppo agricolo.
Nell’ orto sinergico non si zappa né si ara il terreno, non si concima con concimi chimici né organici. Evitando lavorazioni artificiali e seminando una gran varietà di piante la fertilità del terreno aumenta anno dopo anno.
Quando ariamo la terra provochiamo sempre un ingresso nel sottosuolo di una grande quantità di ossigeno che “brucia” subito la stragrande maggioranza dei microorganismi utili.
A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con quelle stagionali e la stessa verdura è presente contemporaneamente a diversi stadi (persino decomposta).

E’ importante dividere nettamente la zona calpestabile da quella dove invece crescono le piante, in questo modo si evita di compattare il suolo.
Le fasi di preparazione dell’orto sono:
1. Preparazione del suolo
2. Formazione dei bancali
3. Impianto di irrigazione
4. Pacciamatura
5. Tutori permanenti
6. Siepi frangivento e protezioni

Nella zona coltivata si mantiene la terra sempre ricoperta da uno spesso strato di pacciamatura (meglio un misto di materiale di recupero o di riciclo: paglia, rametti, carta non tossica, foglie morte) che ha la stessa funzione delle foglie morte sul suolo di un bosco.
Il suolo non è mai scoperto in natura. La pacciamatura trattiene una basilare umidità del suolo, combatte la crescita delle erbe spontanee mantenendo il terreno lontano dalla luce diretta, protegge la fertilità del suolo dal dilavamento della pioggia, evita l’ effetto di compattamento del suolo quando piove violentemente o grandina.
Solitamente in questo tipo di orti l’irrigazione viene applicata con la tecnologia “a goccia” (tubi forati installati sotto la pacciamatura), senza sprecare quantità d’acqua nell’aria o sulle foglie, oltre che senza rischiare di slavare sostanze nutritive utili dal corpo della pianta o dal terreno.
Bibliografia e approfondimenti
§ Manuale orto sinergico scaricabile qui.
§ Manuale orto sinergico del progetto “La città degli Orti” rilegato qui.
§ Documenti di archivio e riferimenti della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica.
§ Articolo di Marilia Zappalà su Chi era Emilia Hazelip.
§ Gli appunti di Emilia in Italiano (thanks to Nicola di Ortodicarta).
§ The Living Soil – Ethylene Oxygen Cycle, Alan Smith, 1977.
§ Ciclo Ossigeno-Etilene, Alan Smith, traduzione dell’articolo originale (senza figure).
Qualche video
Una lista di video la trovate al seguente link
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Lasciamo qui un elenco di cose che servono nel caso si voglia fare un regalo utile, ci si voglia sbarazzare di cose usate ma non rotte o se a qualcuno avanzassero. In ogni caso contattateci prima di portare qualcosa.
MATERIALE EDILE
§ Tondini di ferro uso edile corrugati da Ø 12 mm
§ Filo di ferro zincato da 0,8mm o simile
§ una betoniera ad alimentazione elettrica
MATERIALE IDRAULICO
Serve il materiale per fare l’impianto di irrigazione a goccia:
§ Irrigatori a goccia
§ tubi di plastica nera da Ø 16 mm
MATERIALE AGRICOLO
§ Strumenti agricoli manuali, come vanghe e zappe
PIANTE
§ Alberelli, sia da frutta che da siepe
§ Semi autoprodotti
VARIE
§ Cisterne in vetroresina (o metallo galvanizzato) per raccolta acqua
§ Bidoni di ferro (anche molto usati) per cottura pelati all’aperto
§ boccacci in vetro per sottovuoto
§ macchina passaverdure
§ Botti di plastica
§ Rete zincata per recinzioni
§ Mezzanelle di legno o tavole da carpenteria
§ Pali in legno di altezza 2 m
§ Telo frangivento
§ Lavagna didattica
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Molti di noi vivono in luoghi dove si è insediata da tempo l’economia di mercato, che ci ha allontanato ormai da madre natura e dal giusto equilibrio biologico con tutto l’ecosistema che ci circonda.
Molti di noi vivono rinchiusi in non-luoghi, chiamati città, dove è impossibile evitare l’inquinamento che si propaga nell’aria e i veleni di cui sono saturi gli alimenti. In questi ambienti artificiali si perde di vista la bellezza originale del mondo e il senso dell’esistenza. Non solo, il muoversi massiccio da 150 anni della civiltà occidentale nella direzione unica di uno sfruttamento esponenziele delle risorse esauribili necessita di un cambio di rotta immediato, individuale, comunitario, pragmatico, strutturale, che remi da subito contro la perdita di biodiversità, biodiversità che è la base stessa della nostra vita.
Che siano nel complesso molti o pochi gli individui decisi a guardare in faccia tutto ciò, tale numero sta decisamente crescendo in questa epoca (video in merito).
Noi non siamo disposti a vedere i nostri figli crescere in uno squallore simile e siamo decisi a mettere in pratica la nostra utopia concreta di cambiamento: una economia umana, sostenibile e ugualitaria, una economia delle risorse. La nostra guida spirituale per intraprendere questo viaggio è Masanobu Fukuoka.
Le condizioni che con il progetto ci proponiamo di creare sono l’autosufficienza economica e la sostenibilità ambientale.
Un modo di vedere la cosa è quello di dire che ci stiamo rilocalizzando e vogliamo recuperare un po’ della resilienza che c’era nelle generazioni passate e creandone di nuova. Non è solo una transizione agroalimentare, è un percorso sociale.
Per cominciare ci basta un pezzo di terra.
C’è da ricreare una comunità.
Le traiettorie fondamentali della nostra visione sono:
1. Sostenibilità.
Vogliamo vivere in modo rispettoso sul pianeta, riducendo la nostra impronta ecologica, adottando stili di vita responsabili, che seguono i cicli naturali piuttosto che sprecare le risorse indiscriminatamente.
Vogliamo recuperare, tutelare e gestire in maniera sostenibile il territorio che ci rimane, e avvalerci di tutte le tecniche possibili per farlo, come la permacultura, l’agricoltura sinergica, la bioedilizia, il riciclaggio, le tecnologie rinnovabili e il mantenimento di un valore basso di impronta in ogni nostra attività.
2. Comunità.
Riscoprire la comunità come forma di vivere, basata sul rispetto, la compagnia e la condivisione.
3. Rilocalizzarsi per l’autosufficienza.
Realizzare un insediamento che soddisfi la maggior parte dei bisogni attraverso le risorse naturali ed energetiche fornite dal territorio stesso. La rilocalizzazione vista come processo interiore, non solo economico, di questi tempi è qualcosa di profondo e sovversivo come non mai.
“La rivoluzione è in un filo di paglia“, diceva Fukuoka!
4. Alimentazione naturale.
Riteniamo fondamentale per la nostra salute riscoprire il piacere dei prodotti naturali, coltivando il cibo che mangiamo. Vogliamo che la nostra alimentazione sia un tutt’uno con il nostro stile di vita, che sia un vero dono della natura. Ci impegneremo a riscoprire le ricette dell’alimentazione tradizionale della nostra cultura contadina.
5. Rete.
Siamo aperti a dare e ricevere collaborazione dalle comunità locali e creare una rete di reciproco scambio. Vogliamo creare una scuola di pratiche sostenibli che organizzi corsi e giornate didattiche sulla sosteniblità.
6. Sapere e saper fare.
Crediamo che l’essere umano abbia la necessità di saper fare tutto ciò che serve per garantire la sua autonomia. L’approccio che avevano i nostri nonni con il mondo permetteva loro di vivere con la minima dipendenza dall’economia di mercato e ciò, secondo noi, si chiama libertà. Vorremmo recuperare le antiche tradizioni e l’antica saggezza contadina, e con essa le nostre radici, il piacere del lavoro artigianale, la creatività e l’espressione artistica nelle cose di tutti i giorni.
7. Innovazione e creatività.
Crediamo che nell’immediato futuro le persone dovranno mettere in pratica una gestine accorta della terra con il massimo delle tecnologie a basso impatto, nonché guardarsi bene dal ripetere il vecchio modo gerarchico di gestione della società.
Crediamo che osservando e applicando le soluzioni al contesto più opportuno, si possano trovare nuovi modi di gestire il territorio. Si può essere innovativi o tradizionali là dove serve.
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